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A R C H E O M O V I E S
IX edizione

Dal 12 al 20 maggio 2007
Udine – Sala convegni della Camera di Commercio di Udine
Piazza Venerio, 7
Ingresso gratuito, posti limitati

Il Museo Friulano di Storia Naturale di Udine, in collaborazione con i Musei Civici di Rovereto, organizza il nono ciclo di proiezioni dedicate alla ricerca archeologica, paleontologica e preistorica. Quest’anno i filmati tratteranno argomenti inerenti l’evoluzione fisica e culturale dell’uomo al fine di diffondere la conoscenza sui principali temi che animeranno uno dei più importanti eventi culturali del 2008.
Il Museo Friulano di Storia Naturale, il Museo Tridentino di Storia Naturale e il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino hanno, infatti, organizzato una grande mostra dal titolo “La scimmia nuda. Storia naturale dell’Uomo”; che sarà allestita a Udine proprio nei primi mesi del prossimo anno. Sarà l’occasione per coinvolgere i visitatori in uno dei più importanti dibattiti scientifici e filosofico-culturali: quello riguardante il posto dell’uomo nella natura, la sua storia evolutiva e il futuro dell’umanità.
L’iniziativa “Archeomovies” si inserisce nell’ambito delle attività previste per la IX Settimana della Cultura indetta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali dal 12 al 20 maggio 2007.

PROGRAMMA

    

Martedì, 8 maggio 2007 ore 18.00
Tomai, il nuovo antenato

Francia, regia: Pierre Stine
Durata: 52’
Anno di produzione: 2005
Presenta Fabio Gurioli
Dipartimento di Biologia ed Evoluzione
Università degli Studi di Ferrara

Fino a 30 anni fa, gli scienziati di tutto il mondo pensavano che l’origine dell’uomo fosse da ricercarsi in Africa orientale. La missione paleoantropologica franco-ciadiana, diretta dal professor Michel Brunet da 11 anni conduce scavi nel Ciad settentrionale, ad ovest della Rift Valley, nel deserto del Djourab.
Il filmato presenta la scoperta dei resti del Sahelanthropus tchadensis, a cui fu attribuito il nome volgare di Tomai, che nella lingua locale Groan significa “speranza di vita”. Il rinvenimento consiste in un cranio quasi completo, datato tra i 6 e i 7 milioni di anni fa. Si stima che il cervello avesse dimensioni paragonabili a quelle dello scimpanzé, ovvero tra 320 e 380 cc, mentre l’assenza di altri resti non consente di affermare che fosse bipede.
Sette milioni di anni fa il Ciad probabilmente somigliava all’ambiente attuale del delta dell’Okavango. Con un’alternanza di lagune, di canali, di isolotti ricoperti da foreste e dalla savana arborea. Questo è possibile dirlo anche perché in quest’area, l’équipe del professor Michel Brunet ha riportato alla luce anche alcuni fossili di animali e alcuni di essi sono gli antenati delle specie che vivono oggi nell’Okavango. Si tratta di elefanti, felini dai canini a sciabola, coccodrilli; questi ultimi testimoniano la presenza di zone di acque vive con molti pesci.
Secondo il professor Michel Brunet, Tomai costituisce una tappa importante della nostra storia: in base alle caratteristiche del suo volto e in particolare dei suoi denti e della base del suo cranio, esso si colloca lungo la nostra linea evolutiva, a metà strada tra quello che siamo noi ora e l’Australopithecus afarensis trovato in Etiopia nel 1974, noto a tutti con il nome di Lucy.

A sinistra: foto della ricostruzione di Sahelanthropus tchadensis e foto del cranio di Sahelanthropus tchadensis


 



 

    

Giovedì, 10 maggio 2007 ore 18.00
L’Hobbit umano
Inghilterra, regia: Jackie Higgins
Durata: 50’
Anno di produzione: 2005
Presenta Fabio Gurioli
Dipartimento di Biologia ed Evoluzione
Università degli Studi di Ferrara

Il filmato presenta una delle scoperte più problematiche degli ultimi tempi. Seicento chilometri a est di Giava, nell’arcipelago indonesiano, si trova l’isola di Flores. Due anni fa una squadra di archeologi stava compiendo una ricerca, quando fece una scoperta inattesa: in una caverna nel cuore della giungla vennero ritrovati alcuni resti umani. Lo scheletro apparteneva ad una donna, alta solo un metro. Alcuni campioni del terreno che lo circondava vennero inviati al laboratorio per stabilire il periodo della morte. I risultati mostrarono che lo scheletro aveva 18 mila anni.
Nonostante le dimensioni, si trattava di un adulto. Vennero poi osservate strane caratteristiche: aveva un cervello grande quanto quello di uno scimpanzé, mento sfuggente, arcata dentaria molto stretta nella parte posteriore e più o meno a forma di V, denti con radici gemelle su entrambi i lati della mandibola. La combinazione di tutte queste caratteristiche suggeriva molto chiaramente che non potesse trattarsi di un umano moderno, ma la datazione a 18 mila anni fa non aveva senso, si suppone che allora fossimo noi l’unica specie di umani sul pianeta.
Così venne comparato con una gamma di altri possibili antenati umani. Uno dei tratti distintivi del nuovo scheletro era la forma della base del cranio e tra tutti i nostri antenati, quello a cui somigliava di più era l’Homo erectus. Ma non tutto coincideva: l’altezza era inferiore a quella riscontrata per l’Homo erectus e possedeva utensili assai elaborati.
Dunque, il significato di questa scoperta non è ancora chiaro. Si tratta però dell’esempio perfetto del fatto che la nostra è un’epoca in cui possiamo ancora scoprire qualcosa di completamente nuovo, mai conosciuto prima nel campo della scienza.

A sinistra: immagine della ricostruzione dell’Hobbit umano e foto del cranio dell’Hobbit umano.


 



 

    

Martedì, 15 maggio 2007 ore 18.00
Faccia a faccia con i nostri antenati

Francia, regia: Philippe Plailly
Durata: 52’
Anno di produzione: 2005
Presenta Dario Di Blasi
Direttore della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico
Museo Civico di Rovereto

Il filmato scandisce le tappe che portano dallo studio scientifico dei resti dei nostri antenati alla loro ricostruzione tridimensionale. Si tratta della stretta collaborazione tra gli scienziati, scopritori e studiosi di resti umani antichi, e la scultrice francese Elisabeth Daynes. Un viaggio lungo 7 milioni di anni.
Tra le prime ricostruzioni vi è quella di Lucy, l’Australopithecus afarensis trovato in Etiopia nel 1974. È un flashback abbagliante di 3 milioni e mezzo di anni, dove le intuizioni dello scultore completano la conoscenza sull’anatomia dello scienziato. Le ricostruzioni continuano con l’Homo ergaster, risalente ad 1 milione e mezzo di anni. Grandissima scoperta fatta da Kamoya Kimeu, guida keniota, insieme ad Hélène Roche, direttrice della ricerca del CRNS. Lo scheletro scoperto da Kamoya Kimeu è quasi completo, appartiene a un quattordicenne con statura e con morfologia snella caratteristiche dell’attuale popolo Turkana. La sua ricostruzione è attualmente esposta presso il Museo di Les Eyzies nella regione francese della Dordogna. Poi ancora, l’Homo erectus, risalente a 500 mila anni. Figura chiave per la popolazione asiatica, alto 165 cm, robusto, aveva un volume cranico maggiore rispetto ai suoi antenati africani, 1200 cm cubici contro 800 cc. Le ricostruzioni si susseguono sino al Cro-Magnon risalente a circa 35 mila anni fa.
Si tratta quindi della dettagliata ricostruzione dell’evoluzione fisica dell’uomo, attraverso la ricostruzione dei loro protagonisti, ovvero attraverso la possibilità offerta dalla visualizzazione, di poter toccare le forme, di muoversi dalla teoria alla pratica.

A sinistra: Elisabeth Daynes, scultrice, con una delle sue opere.


 



 

Per informazioni rivolgersi al
Museo Friulano di Storia Naturale
via Marangoni 39, 33100 UDINE
tel. 0432584711, fax 0432584721
e-mail mfsn@comune.udine.it

 

ultimo aggiornamento: 31/03/09 - Stampa pagina Stampa pagina

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