E' stata inaugurata giovedì 24 gennaio alle ore 18.00 nel Castello di Udine la mostra Habitus, identità e integrazione nell'arco alpino orientale attraverso lo studio delle fibule, che presenta quasi trecento oggetti conservati presso le civiche collezioni.
L'identità, ovvero l'appartenenza a un gruppo in cui ci si riconosce, pare ad alcuni oggi minacciata dalla vicinanza fisica di persone che provengono da altre aree etniche e culturali.
Nel mondo antico la contrapposizione di fondo è tra civilizzati (Greci prima e Romani poi) e barbari.
Romani e barbari è il titolo della mostra che si apre il 26 gennaio a palazzo Grassi a Venezia.
Nel mondo antico noi siamo abituati a sentire soprattutto l'aspetto cosmopolitico, che supera le differenze razziali nel nome di una unità culturale.
Tuttavia davanti al diverso anche allora sorsero i confini e le barriere del pregiudizio, come ampiamente ci mostrano le fonti letterarie che un tempo venivano dispensate a larghe mani nella scuola.
L'archeologia si pone anche un problema di identità, che negli scorsi decenni è stata intesa "tout court" come appartenenza etnica. Non è certo facile ricavare dalla sola cultura materiale gli elementi caratterizzanti di un gruppo: ove manchi la scrittura, rimane la cucina, di cui non molto si conosce, e talora la foggia del vestiario.
Come un tempo la "stiriana" o il "trench" dicevano molte cose - almeno quanto il cappello alpino o il saio francescano - sulla condizione del portatore, così nel sistema della moda teorizzato da Roland Barthes il codice di comunicazione affidato all'abbigliamento di per sé era teso a stabilire una gerarchia di rapporti.
Nel campo dell'analisi delle parti metalliche dell'abbigliamento che sono sopravvissute nei secoli si sono mossi fin dall'Ottocento gli archeologi della scuola positiva tedesca al fine di individuare ad es. gli stanziamenti dei Romani e quelli delle popolazioni germaniche, distinguere i soldati dalla popolazione civile, datare gli insediamenti.
La mostra che si apre in Castello e che sarà visitabile fino alla fine di maggio intende rendere ragione del mutamento del costume ma anche della complessità di rapporti intercorsi dall'età preromana all'alto medioevo nell'arco alpino orientale, area quanto mai aperta agli influssi e anche alle presenze fisiche delle popolazioni vicine.
Per aiutare i visitatori a comprendere questo campo, apparentemente arido ma in realtà ricco di suggestioni, in occasione della mostra archeologica sono stati predisposti più strumenti di approccio.
Il primo è il catalogo delle fibule antiche del Friuli conservate nelle collezioni dei Civici Musei.
La prima parte è preceduta da una ventina di saggi di specialisti della Germania (da Jena, Francoforte, Bonn, Colonia e Monaco di Baviera), dell'Austria (Vienna e Innsbruck) e della Slovenia (Lubiana) che inquadrano alcuni tipi alla luce delle conoscenze più aggiornate.
Ciò riguarda un compito fondamentale dei musei, che è quello di predisporre cataloghi delle proprie collezioni e di promuoverne la conoscenza.
Per chi non conosce a fondo questo campo è stato pubblicato un agile <b>volumetto (di sole 48 pagine) ampiamente illustrato</b> che si sofferma sui principali tipi di fibule esistenti nell'Italia nordorientale, sulla loro datazione e diffusione e sul significato cronologico e culturale che essi rappresentano.
Infine, grazie all'aiuto del Consorzio Friuli innovazione e in particolare del prof. Vito Roberto del Dipartimento di Matematica e Informatica dell'Università di Udine è stato realizzato da Cristian Virgili un DVD che illustra le parti principali di questi oggetti e ne spiega l'evoluzione tipologica e la diffusione, dal periodo preromano fino all'alto medioevo.
Questi ultimi due strumenti, in occasione dell'apertura della mostra, saranno a disposizione degli insegnanti che con le loro classi visiteranno la mostra stessa e il museo.
Data pubblicazione : 23/10/08
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